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Search and Rescue: la rappresentazione mediatica dei salvataggi in mare

Presentata in anteprima a “Mediterraneo Downtown“ la ricerca “Search and Rescue, la comunicazione delle operazioni di soccorso di migranti nel mar Mediterraneo e il riflesso mediatico”, a cura dell’ Osservatorio di Pavia, Carta di Roma e COSPE.

Un tema particolarmente sensibile che registra una notevole virata proprio negli ultimi mesi: “Se fino a tutto il 2016 – dice Paola Barretta dell’Osservatorio di Pavia – i media si concentravano sul racconto di eventi tragici, negli ultimi mesi si sono invece concentrati sul presunto “scandalo” dei salvataggi e il ruolo delle ong”.

Tutto nasce da un rapporto di inizio anni fatto da Frontex, in cui si parlava di un cosiddetto “pull factor” delle migrazioni nelle nave dei soccorsi: ovvero la presenza di navi di soccorso vicino alle acque territoriali libiche rappresentava un’attrazione per i migranti e un ‘agevolazione per gli scafisti. “Da questo sospetto lanciato dal rapporto – dice ancora la Barretta – e non comprovato da veri dati si è montato il caso che è arrivato fino ad oggi con l’apertura di un fascicolo di indagini da parte della Procura di Catania”.

“I dati anzi dicono altro – continua Valeria Brigida, giornalista freelance che qualche mese fa è stata a bordo di una di queste navi-  solo il 20% dei salvataggi in mare sono fatti dalle navi delle ONG il restante 80% dalle navi militari. La vera differenza tra questi tipi di salvataggi? Le ONG hanno anche il compito di raccontare e testimoniare quello che accade e quello che vedono.

Sono 5000 i morti nel mar mediterraneo l’anno scorso. Evidentemente ancora i salvataggi non sono sufficienti. Ma cosa è cambiato davvero nei media? Si è passati dalla criminalizzazione dei migrati, a quella della solidarietà”.

Non a caso il panel di Mediterraneo Downtown, che ha visto anche la partecipazione di Martina Chichi dell’associazione Carta di Roma, Vittorio Bugli, assessore della Regione Toscana, Vittorio di Trapani di Usigrai/FNSI e Valeria Calandra , di SOS Mediterranèee,  si intitolava provocatoriamente “Da eroi a trafficanti”.

Da questa narrazione rimane fuori sempre un fattore: il motivo per cui le persone decidono di partire. “ E’ su questo – conclude Barretta- che le ong dovrebbero spostare il discorso. Non entrare nel merito della polemica che finisce per alimentare stereotipi, come il fatto che le migrazioni costituiscano un’emergenza improvvisa e pericolosa e invasiva per l’integrità europea, così come tante fake news”.

Un ulteriore dato che esce da questo intenso incontro è che la Unione Europea, con il programma contro la tratta dei migranti, Sophia, ha stanziato 200 milioni di euro di cui 90 solo per la Libia: questi fondi vanno nella formazione della guardia costiera libica. Il tentativo di de- responsabilizzarsi e lasciare la gestione delle migrazioni in mano a un governo instabile come quello libico, e in un paese in cui le violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno, è un fatto gravissimo. E questo è solo un esempio della gestione scellerata delle politiche migratorie da parte