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Scritture Migranti: la differenza è negli occhi dell’altro

A Mediterranean Downtown, si è parlato anche dell’Europa contemporanea, dell’Europa meticcia, dove genti e popoli differenti si incontrano e convivono, tra luci e ombre. In “Scritture Migranti, Marina Lalovic, giornalista di Radio Rai 3 Mondo, ci porta tra le pagine di “Briciole” (Besa Editrice) e “Un uomo che non piange mai” (Editrice Il Sirente), rispettivamente di Alketa Vako e Faiza Guène, in base ai loro vissuti propongono due visioni di cosa sia la diversità e la convivenza.

«La diversità che racconto non è solo quella culturale, ma anche quella di classe sociale. I miei genitori arrivarono in Francia negli anni ’60 dall’Algeria, e erano persone umili» dichiara Faiza, cresciuta a Nizza.

Questa diversità è riferita anche al proprio passato, come sottolinea Alketa Veko: «In “Briciole” ho voluto raccontare il cambiamento nelle vite di noi migranti che abbiamo perso quello che avevamo per sostituirlo con qualcos’altro». Un conflitto tra passato e presente che è ben delineato in “Un uomo che non piange mai”, come spiega Faiza Guène: « Nel mio romanzo non do un’unica visione di come i migranti affrontano la loro diversità. Il protagonista del libro deve scegliere tra il restare legato alle proprie radici aprirsi al nuovo contesto e assimilarlo e all’interno della sua famiglia può rintracciare diverse risposte. C’è chi reagisce chiudendosi nella sua cultura originaria e chi invece lascia perdere le proprie radici».

In queste opere, la finzione si mescola con l’autobiografico, spesso con un retrogusto doloroso.
« Nel mio libro ci sono le mie storie e le mie emozioni, spesso uguali a quelle di altre persone. Io racconto non soltanto quello che ho assorbito, ma anche quello che mi ha fatto male per non dimenticare le cose spiacevoli e non farle riaccadere» afferma Vako.

Ma insomma, chiede Lalovic, come si sentono scrittrici, si definiscono in base al paese d’origine o a quello di nascita e provenienza?  «Per molto tempo mi sono sentita francese perché ho studiato e vissuto lì, parlo quella lingua, però negli ultimi anni metto in discussione questo. Se mi chiedono di dove sono rispondo con la mia città in cui vivo e sono cresciuta, Nizza – racconta Faiza Guène -. Ma se mi chiedono la nazionalità io rispondo che sono franco – algerina, dato che ho anche la doppia cittadinanza».  Ha un pensiero simile anche Alketa Vako: «In generale non mi sento straniera. Mi sento così solo ad esempio quando dico che sono albanese e noto l’espressione della persona a cui ho risposto. Sono convinta che la differenza è negli occhi dell’altro – e conclude -. La casa è lì dove la costruiamo: quando dall’aereo rivedo le colline toscane dico “Ah bene casa!».

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