Le città raccontate: Matera di Andrea Semplici
12 Aprile 2019
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Le città raccontate: Atene di Patrizio Nissirio

Di Steven Cesaretti

“Atene è una città bianca di una bellezza struggente” così Patrizio Nissirio, giornalista Ansa, ha aperto il suo intervento, raccontandoci le bellezze (e le contraddizioni) di una città millenaria irrimediabilmente schiacciata fra Occidente ed Oriente.  Una metropoli di una cultura straordinaria, piena di storie passate e storie recenti, dove anche nell’urbanistica moderna il Partenone risulta “fuoriscala”.

Il suggestivo racconto è stato introdotto dalla descrizione di un quadro; siamo nell’ottocento davanti ad uno dei tantissimi bar che affollano la città -veri e propri agorà culturali-, da un lato, persone in piedi con i pantaloni “alla turca” che bevono caffè arabo, dall’altro, quasi ad indicare un’opposizione più fisica che metaforica, doppio petti e bombette con in mano boccali di birra.

Perchè è questo che è soprattutto Atene, vero ponte culturale fra Est e Ovest, un gigantesco crocevia umano che con i suoi 5,5 milioni di abitanti vive quotidianamente la sperimentazione della sua doppia essenza: da un lato, incagliata nell’oriente, cerca disperatamente di diventare occidente, dall’altro, l’orgoglio e risolutezza culturale tipica della Repubblica Ellenica non hanno mai permesso alle spinte eurocentriche di scalfire, smussare i suoi costumi orientali. Dopo la rivoluzione comunista degli anni ‘40 la città cambiò natura: dall’Asia minore arrivarono nuove influenze e insieme alla cucina e alla musica rebetika, altro fattore identitario della città, assistiamo alla creazione dei primi quartieri popolari. Nel dopoguerra subì un processo di cementificazione che non ha eguali nella storia europea. L’assenza di un piano catastale unito alla trasferibilità della licenza edilizia, provocarono una crescita abnorme in cui la deturpazione dei panorami si accompagnava alla totale mancanza del senso di conservazione.

Ancora oggi Atene è una città che cresce senza regole. Con le strutture urbane completamente lasciate a sè e le periferie industriali in condizioni terribili, si riscopre quotidianamente anche di una vitalità straordinaria. Durante il picco della crisi nel 2010 ogni giorno chiudevano dozzine di negozi, con il porto del Pireo venduto ad una multinazionale cinese e ben 14 aeroporti in mano ad imprenditori tedeschi, sviluppa continuamente nuove vie alternative. Possiede infatti una capacità originale di rispondere alle crisi propria di quella voglia di accogliere orientale, e quella attitudine di “vedere la propria personale via”. Se ci si perde per le vie possiamo notare infatti l’irriducibile resilienza dei suoi abitanti: tra quartieri disastrati e fatiscenti palazzi possiamo intravede, quasi ad urlare “sì!, ci siamo e (r)esistiamo”  coworking e studi di design, ristoranti stellati e compagnie di programmazione informatica in crescita. Perchè Atene si rivela solo con il tempo, l’enzima che serve per instaurare intime confidenze è proprio questo: “non funziona nient’altro” dice il giornalista. Se ci si ferma al livello esteriore la percezione è carente e sterile, ma se ci si concede il tempo per scalfire la sua scorza accanto al cemento armato puoi sentire il profumo di cannella delle “Lukumas” (ciambelle).

Capire Atene oggi vuol dire saper praticare un’esperienza sensoriale: la luce dell’Attica che filtra al tramonto dall’Acropoli, il Meltemi che soffia da nord e rinfresca il clima secco e torrido della città, il gusto del caffè greco, che ha bisogno di tempo per decantare l’essenza dei suoi grani.

Una città modernissima, piena di singolarità e ibridismi culturali, ma che sfugge a quel turismo “mordi e fuggi” del buzuki e dello spiedino di pollo e agnello. Atene insomma è un posto per viaggiatori attenti, non per turisti. E dopo aver introdotto e raccontato diversi quartieri, dal multietnico Victoria allo storico Exarchia, passando per il gastronomico Kaisariani,  il giornalista, autore non a caso di un libro dal titolo “Atene, cannella e cemento armato”, ritorna sull’importanza del tempo: ci consiglia infatti di diventare qualche giorno vagabondi senza meta e senza sosta, perché in certi momenti Atene torna davvero  quella che si ricorda dai banchi di scuola: la città di coloro che hanno dato i natali alla parola “philoxenia”; e in un momento storico  in cui la paura del prossimo e del diverso è così forte, avremmo tutti bisogno, se non di insegnare, almeno di ritornare a sperimentare l’amore per l’ospitalità.