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Le Rotte Narranti: Viaggio e Mediterraneo, tra scoperta e incontro

Mediterraneo terra di viaggi e di scambi tra le sue sponde. Il viaggio in questa regione è al centro della discussione in “Rotte narranti” che ha visto la moderazione di Gianluca Solera di COSPE,  e la partecipazione di Paolo Ciampi, giornalista e scrittore e Alessandro Vanoli, docente di Storia del Mediterraneo all’Università di Bologna. Entrambi nelle loro opere, presentate nel panel, parlano del viaggio nel Mediterraneo, mettendone in evidenza aspetti e conseguenze sulla vita dei viaggiatori e sulle vite degli altri.

«Leonardo Fibonacci ha viaggiato moltissimo per tutta Europa, fin da bambino. Il padre, notaio presso un insediamento di mercato pisano in Algeria, chiamò il figlio a Budja a studiare presso la locale scuola di matematica e scienze». Paolo Ciampi è autore di “Fibonacci, l’uomo che ci regalò i numeri” (Mursia). Gli arabi conoscevano molto meglio la matematica di quanto si conoscesse in  Europa. «Mi ha sempre colpito il fatto che un ragazzino fu inviato da Pisa a Budja, facendo il viaggio da solo: un viaggio che gli cambiò la vita e che la cambiò anche a noi».

Nel libro di Vanoli, Quando guidavano le stelle. Viaggio sentimentale nel Mediterraneo (Il Mulino) si descrivono tempi e luoghi come erano un tempo, ma che ancora esistono, a partire anche dal proprio vissuto, come spiega Vanoli: «I posti che mi hanno colpito di più sono Tunisi, che nel mio libro è chiamata Cartagine, poi Palermo, e infine Istanbul. Lì ho vissuto e ho molti amici in queste città». Ma è cambiato qualcosa nel viaggiare, nel rapporto che abbiamo con lo spazio attorno a noi? Secondo Vanoli sì e spiega: «Il fatto che sia stato scoperto tutto cambia il nostro modo di conoscere. Infatti, la nuova scoperta obbliga a rivedere quello che sapevamo e che conoscevamo. La scoperta si basava su un viaggio fisico, al cui principio c’era coraggio o disperazione. Oggi tutto questo non c’è più. Coi miei libri vorrei risvegliare questo interesse».

Anche per Ciampi l’interesse per l’ignoto è fondamentale e conclude: «C’è bisogno di curiosità, porsi domande, non tanto avere risposte, ma porsi domande per avanzare nella comprensione delle cose».

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