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Flavio fusi e le sue cronache infedeli: “il futuro è meticcio”

“Cronache infedeli” è il sunto di una vita da cronista passata sui principali teatri di guerra e della cronaca internazionale. Flavio Fusi, per trent’anni corrispondente Rai, racconta le storie che ha raccolta liberandosi della neutralità imposta dal ruolo di cronista, proponendoci chiave di lettura dei fatti.

Cronache infedeli anche rispetto ai luoghi comuni che troviamo nel discorso pubblico, come l’idea dello scontro di civiltà. “Una guerra c’è, ma non tra civiltà diverse: i problemi sono altri. Attraverso le storie che narro cerco di farlo comprendere” spiega Flavio Fusi, durante la presentazione di “Cronache Infedeli” a Medtown 2018, intervistato dal giornalista Paolo Ciampi.

Fusi ricorda le storie dei molti rifugiati che ha incontrato, in Bosnia, in Kenya e in altri teatri di guerra. “Ho seguito la guerra del Kosovo e sono tornato dopo 10 anni a Mitroviza nel quartiere rom – dice Fusi -. Adesso non esiste più e i rom sono rifugiati in un campo e nonostante ciò nessuno ha parlato di pulizia etnica, come mi facevano notare i rom stessi che poi incontrai”.

Nelle molte storie che Fusi racconta, la memoria ha un ruolo fondamentale: “La memoria ci permette di rimanere umani, di non dimenticare i soprusi subiti – dice Fusi -. Come la storia recente dell’Argentina mi ha insegnato, durante i miei periodi di lavoro lì, senza memoria non si possono superare i traumi dovuti ai “desaparecidos”.

In questo libro si parla anche di muri e confini: dalla caduta del muro di Berlino al muro che divide Messico e Usa. E poi i muri ancora presenti nella città di Belfast e quelli in Israele. “Questi muri sono inutili: la gente passa lo stesso. Il futuro è una lotta ai muri, il futuro è meticcio”.